Giovedì, 28 Agosto 2008
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Logo VOLACONIl cancro del colon retto è il secondo tumore per incidenza sull'intera popolazione, con un tasso del 47,7 per 100.000 uomini e del 36,2 per 100.000 donne. Nella totalità dei decessi per tumore negli uomini rappresenta il 19,4% e nelle donne il 11,5%. Si tratta di un tumore in costante aumento negli ultimi anni soprattutto a causa del permanere di stili di vita scorretti, in particolare l'alimentazione.

VOLACON - Federazione delle Associazioni di pazienti con tumore del colon retto, è una coalizione di associazioni italiane di pazienti con cancro del colon-retto, o che si occupano di oncologia e prevenzione. La Federazione è senza scopo di lucro, apartitica, con finalità esclusivamente di utilità sociale a favore dei malati, ex-malati, lungoviventi oncologici colpiti da tumore del colon retto e loro familiari o amici. La Federazione è nata nel 2007.

VOLACON ha rapporti privilegiati con la Fondazione AIOM.

GUARIRE DAL TUMORE OGGI SI PUO'

INTERVISTA AL PROF. LABIANCA

Prof. Labianca*, pur rimanendo una malattia grave possiamo affermare che il tumore del colon fa un po' meno paura che in passato?
Direi di sì. Credo che negli ultimi dieci anni per nessuna terapia tumorale abbiamo assistito ad un progresso così importante. Oggi finalmente abbiamo a disposizione farmaci efficaci in grado addirittura di guarire i pazienti o, comunque, di tenere sotto controllo la malattia. Sappiamo, per esempio, che sottoporre il paziente alla chemioterapia dopo l'intervento di resezione del tumore aiuta a prevenirne la ricomparsa. E questo soprattutto in chi è a maggior rischio di recidiva, cioè in quei malati che presentano linfonodi infiltrati dal tumore.

Questo cosa significa?
Se con il solo intervento chirurgico guariva la metà dei pazienti con linfonodi infiltrati, mentre l'altra metà presentava una recidiva o una metastasi entro i cinque anni successivi, l'aggiunta della chemioterapia ha consentito di guarire almeno 15 pazienti su 100 in più.

Quali sono stati i progressi che hanno portato a questi risultati?
Le basi sono state gettate dalla chemioterapia tradizionale, 5 fluorouracile e acido folinico, ma vantaggi importanti si stanno ottenendo con la somministrazione delle nuove molecole, per esempio l'oxaliplatino. L'irinotecan, la capecitabina e l'UFT, gli ultimi due a somministrazione orale, hanno permesso di aumentare notevolmente la risposta alla terapia anche nella fase metastatica di malattia. Per alcuni pazienti questo non solo ha significato e significa vedersi allungare la vita, ma arrivare alla guarigione, un'eventualità praticamente impossibile fino a dieci anni fa. Altra via di grandi prospettive è quella aperta dai farmaci biologici: anticorpi monoclonali come il cetuximab o antiangiogenetici come il bevacizumab. L'esperienza clinica ha mostrato che la loro combinazione con la chemioterapia aumenta ulteriormente l'efficacia e, proporzionalmente, la possibilità di guarigione.

Perché la sopravvivenza di pochi mesi in più offerta da una terapia viene accolta dagli oncologi come un risultato enorme?
Visto che ne ho appena accennato, prendo ad esempio il bevacizumab. Abbiamo visto che il farmaco alza la curva della sopravvivenza di sei mesi mediani nei pazienti metastatici. Attenzione però: questo non significa che il paziente sopravvive sei mesi in più. Vuol dire che agli estremi della curva ci sono malati che grazie al bevacizumab guariscono.

Altro dato significativo è la messa a punto di farmaci orali. Per un paziente questo cosa comporta?
E' sicuramente un progresso decisivo, soprattutto per la sua qualità di vita, visto che non è più costretto a recarsi in ospedale per sottoporsi alle cure ma può benissimo seguirle a casa. A scanso di equivoci voglio precisare che i farmaci orali non sono terapie di ripiego: sono altrettanto efficaci della chemioterapia endovenosa.

La scelta della terapia spetta comunque all'oncologo?
Certamente. Le terapia vanno selezionate: non tutte funzionano su chiunque. Quando l'oncologo fa una scelta, la fa valutando tutti i parametri e in funzione della miglior efficacia possibile per quel singolo paziente.

*Il prof. Roberto Labianca è direttore dell'Unità di Oncologia degli Ospedali Riuniti di Bergamo.

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